“Le lingue dei segni: 5 miti da sfatare e altre curiosità” in un’infografica

300 lingue dei segni in uso al mondo

La lingua dei segni è una vera e propria lingua – o linguaggio – da un punto di vista sociologico, in quanto espressione di una comunità, specificamente quella dei sordi segnanti. In Italia la LIS (in acronimo) è utilizzata dalla Comunità Sorda Italiana.

L’infografica “Le lingue dei segni: 5 miti da sfatare e altre curiosità” lanciata da Babbel, la app leader nell’insegnamento delle lingue online, spiega tutto ciò che si è sempre erroneamente pensato di sapere sulla lingua dei segni. In seguito anche alle recenti dichiarazioni del Governo sulla necessità di riconoscere la lingua dei segni, l’infografica intende fare chiarezza su alcuni aspetti della lingua dei segni che i più ancora non conoscono.

Mito n.1: "Ce n'è solo una!"

La lingua dei segni non è universale: ogni comunità di segnanti ha la sua lingua, legata alla cultura in cui si è sviluppata. Esistono 300 lingue dei segni al mondo, le quali non necessariamente condividono gli stessi segni. In lingue dei segni diverse, infatti, lo stesso significato può essere espresso da segni diversi, o viceversa, lo stesso segno può indicare significati differenti! Il segno che nella lingua dei segni cinese significa "aiutare", nella lingua dei segni americana e italiana significa "spingere". Tuttavia esiste una lingua franca, la lingua dei segni internazionale (ISL), nota anche come "Gestuno", un progretto linguistico nato nell'ambito del primo Congresso Internazionale dei Sordi (World Federation of the Deaf), riunitosi per la prima volta a Roma nel 1951. Si tratta però di una proposta esclusivamente lessicale, per questo motivo non ha ancora acquisito le caratteristiche di una vera e propria lingua.

 

Mito n.2: "La loro grammatica è uguale a quella delle lingue parlate"

Un'altra idea sbagliata è che le lingue dei segni non abbiano una grammatica propria, ma imitino, addirittura in modo semplificato, la grammatica delle lingue parlate della nazione dove vengono usate. Seguendo questo pregiudizio la Lingua dei Segni Italiana sarebbe un'imitazione dell'italiano parlato espresso a gesti… capiamo meglio perché non è così: L'italiano è una lingua SVO, in cui l'ordine delle parole nella frase italiana segue lo schema Soggetto + Verbo + Oggetto. Nell'italiano parlato, infatti, diciamo “Gianni ama Maria”. Nella Lingua dei Segni Italiana, invece, l'ordine Soggetto + Oggetto + Verbo (SOV) è un ordine molto comune, e la frase italiana Gianni ama Maria viene espressa nel seguente ordine: Gianni Maria ama. Questo esempio ci fa capire perché le lingue dei segni sono esattamente come le lingue parlate: hanno una loro grammatica, una loro sintassi, delle proprie regole, e non sono basate sulla lingua parlata nel Paese cui appartengono!

 

Mito n.3: "Si usano solo le mani"

È un luogo comune che le persone sorde comunichino semplicemente attraverso i gesti delle mani. La lingua dei segni, infatti, è costituita da 7 parametri fondamentali: 4 componenti manuali di segno, ossia il movimento, l’orientamento, la configurazione e il luogo delle mani, e 3 componenti non-manuali, ossia le espressioni facciali, la postura e le componenti orali. La comunicazione attraverso le lingue dei segni non coinvolge quindi soltanto l'uso delle mani, ma anche le braccia, il busto e la testa. Anche le espressioni facciali sono molto importanti: dall'uso che si fa del movimento delle sopracciglia, la chiusura delle palpebre, la direzione dello sguardo e i movimenti della bocca possono infatti dipendere varie sfumature di significato.

Mito n.4: "Sono facili da imparare"

È riduttivo pensare che le lingue dei segni siano semplici da imparare. Servono anni di pratica per diventare fluenti. Le lingue dei segni si avvalgono di un linguaggio complesso, dotato di una grammatica altrettanto complessa. Si possono esprimere le più svariate cose: eventi, oggetti, fino ad ogni genere di concetti, da quelli concreti a quelli astratti. Inoltre, usare le lingue dei segni per comunicare con altre persone significa mettere in gioco e ampliare le proprie abilità intellettive e linguistiche. Per formarsi nella lingua dei segni, oltre ai corsi online, ci si può rivolgere all’ENS, Ente Nazionale Sordi, che si occupa di diffondere la LIS attraverso corsi in presenza. Esistono tre livelli della lingua dei segni, e per poter accedere al successivo occorre superare un test finale di apprendimento. Una volta superati i tre livelli, si può accedere al corso professionale per diventare interprete della lingua dei segni. Come solitamente consigliato per le altre lingue, per migliorare la scioltezza nelle lingue dei segni, è bene interagire il più possibile con persone nella comunità dei segnanti ed esercitarsi molto.

Mito n.5: "Sono state inventate dalle persone udenti"

Al contrario di ciò che potrebbe sembrare, le lingue dei segni sono nate in modo naturale nelle comunità non udenti. Ogni comunità di segnanti ha sviluppato una propria lingua dei segni e ogni lingua dei segni, come ogni lingua parlata, ha la propria storia e le proprie peculiarità. Le lingue dei segni sono lingue a tutti gli effetti, lingue naturali: vale a dire che si sono sviluppate spontaneamente nel corso del tempo all'interno delle comunità delle persone sorde. Probabilmente le lingue dei segni nacquero addirittura in parallelo, contemporaneamente alle lingue vocali. Fonti storiche scritte attestano l'esistenza di rudimentali forme di comunicazione gestuale tra i sordi già all'epoca degli antichi romani. È corretto quindi affermare che le lingue dei segni sono il frutto dell'intelligenza di persone sorde e non un prodotto costruito a tavolino da persone udenti.

Infografica sulle Lingue dei Segni
Infografica sulle Lingue dei Segni

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