Udito e comprensione - Dal suono all'interpretazione

Come fa il cervello a filtrare i suoni corretti dal caos uditivo che ci circonda? Dipende tutto da un processo evolutivo altamente complesso, sviluppato e perfezionato in milioni di anni. Ecco spiegato come funziona, come il linguaggio viene interpretato e tante curiosità.

La perdita di udibilità dei suoni ad alta frequenza spesso compromette la comprensione del parlato e l’apprezzamento della musica e dei suoni della natura. La ricerca ha dimostrato che essere tagliati fuori dai suoni ad alta frequenza può avere un impatto negativo sulla percezione del parlato negli adulti.
È anche evidente che una perdita dell’udito ad alta frequenza può comportare un tardato o mancato sviluppo normale del linguaggio nei bambini. Essere in grado di discriminare i suoni nella lingua parlata dipende molto dalla misura in cui si ha accesso ai suoni ad alta frequenza. Per molte consonanti, l’energia spettrale si trova principalmente nella regione ad alta frequenza.
Fonemi come /s/, /∫/, /t/, /z/ sono quindi difficili da discriminare se si ha un deficit uditivo nelle alte frequenze. Per esempio, nell’inglese parlato, essere in grado di discriminare /s/ e /z/ è importante, perché questi fonemi indicano i plurali, i genitivi sassoni, le contrazioni e la terza persona singolare.
Allo stesso modo, un deficit uditivo sulle alte frequenze compromette la capacità di distinguere parole dal suono simile, come “sip”, “tip”, “chip” e “ship” oppure “but”, “bus” e “bust”. Ciò avrà anche un effetto anche sulla fonazione in termini di pronuncia corretta, per esempio dei suoni /s/, nella lingua parlata. Per questo motivo, le aziende audioprotesiche hanno creato software in grado di portare in un’area udibile suoni altrimenti non più udibili.
In questo modo, l’importante rapporto armonico del suono viene conservato. In termini pratici, questo significa che, per esempio, la sveglia avrà ancora il suono della stessa sveglia.

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Uno studio pubblicato sul Journal of Health and Allied Sciences rivela come l’uso di auricolari possa favorire la crescita batterica nel timpano: gli esperti hanno quindi diffuso alcuni consigli per ridurre i danni che ne derivano.

Lo studio
Si scopre che, in particolare, allenarsi con gli auricolari alle orecchie può contribuire allo sviluppo di batteri nocivi, a causa della maggiore quantità di sudore che il corpo produce durante l’esercizio fisico. Questo potrebbe causare un’infezione batterica della pelle che riguarda l’orecchio esterno e il canale auricolare.

I ricercatori mettono anche in guardia dal prestare gli auricolari agli amici, perché farlo in alcuni casi può comportare l’insorgenza di infezioni dolorose all’orecchio. Durante lo studio, sono stati infatti trovati batteri nocivi sul 92% dei prodotti delle persone che li scambiavano con altri, rispetto al solo 8% di chi li prestava meno frequentemente. “È meglio non condividere gli auricolari o, se proprio non se ne può fare a meno, almeno pulirli a fondo prima e dopo lo scambio”, ha sottolineato il dottor Mukhopadhyay, che ha guidato la ricerca.

Consigli per la pulizia
Una volta chiariti i rischi, scopriamo come pulire al meglio questo accessorio:

Utilizzare un panno morbido umido, non bagnato, oppure acquistare salviette specifiche;
• Se polvere e sporcizia si sono accumulati da tempo, usare un vecchio spazzolino da denti o un batuffolo di cotone con una goccia di alcol e strofinare sull’area interessata.

Al fine di prevenire danni causati da infezioni batteriche, è bene ricordare anche che l’uso inadeguato degli auricolari potrebbe danneggiare l’udito in maniera permanente!

Quando utilizzi gli auricolari, rispetta la regola del 60/60: utilizza gli auricolari per un tempo massimo di 60 minuti e ad un volume pari al 60% del volume massimo consentito dal dispositivo.

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