Le storie che vogliamo raccontarvi:
Caparezza è PRISONER 709


"Ho un fischio costante all'orecchio, mi sento prigioniero come nel disco". Acufene e musica è un binomio possibile? Il nuovo album è nato proprio dal rapporto che l’artista ha dal 2015 con l’acufene. 👂🤯👈

Con i fischi nelle orecchie la vita quotidiana è complessa: lo testimoniano centinaia di pazienti. Di seguito i dati di una recente ricerca e la bella storia – se così si può definire – di un personaggio famoso che confida al suo pubblico: «Il disco “Prisoner 709” concepito nel dolore dell’acufene».

Cresce il fastidio maggiormente in certe ore: il disagio provocato dagli acufeni, infatti, aumenta in particolari momenti della giornata, secondo un gruppo di ricerca tedesco, che ha analizzato i dati degli utenti dell’app TrackYourTinnitus e pubblicato le sue considerazioni nell’agosto 2017 sulla rivista “Frontiers in Aging Neuroscience”. I partecipanti allo studio ricevevano notifiche sul cellulare che li invitavano a valutare due criteri dell’acufene – il volume e il fastidio – insieme al livello di stress. In questo modo, e mantenendo solo i riscontri di giorni o almeno tre misure realizzate, i ricercatori hanno raggruppato oltre diciassettemila registrazioni, fornite da trecentocinquanta partecipanti. Dall’analisi è risultato evidente che l’acufene era stato percepito in maniera più importante e fastidiosa di notte e di prima mattina, fra mezzanotte e le ore otto. Gli ormoni dello stress seguono un ciclo circadiano, nel nostro organismo; al fine di verificare che il fastidio più importante avvertito fra mezzanotte e le otto non era dovuto ad una maggiore produzione ormonale, i dati sono stati confrontati con le valutazioni concernenti il livello di stress e i risultati sono rimasti invariati. Concludendo con la riflessione degli autori che potrebbe alleviare i sintomi di questi pazienti, pertanto, è stato sottolineato che l’acufene sembra seguire un ritmo circadiano ed è dunque possibile somministrare gli eventuali trattamenti in base a questo ritmo, con la procedura nota come cronoterapia.

Il presente argomento è oggi quanto mai di attualità, in Italia: rimbalzato inaspettatamente fra il pubblico giovane dei concerti e dei decibel – nientemeno – che la comunità medico-scientifica sostiene da tempo essere particolarmente a rischio per l’abuso dei volumi e dei tempi di ascolto intensivo, per cui molti osservatori scommettono preoccupanti ricadute sulla salute dei pazienti audiologici di domani. Ad impersonare l’involontario testimonial ideale, diventando ben presto un’icona social per quanti sono già informati e sensibili sul tema, è il rapper e cantautore pugliese Caparezza, che nel presentare il suo ultimo lavoro discografico ha raccontato di una svolta intimista della sua musica nata proprio in seguito alla sofferenza legata agli acufeni. Ovviamente, l’esperienza diretta gli ha lasciato un’amara consapevolezza relativa a questo disturbo: «È causato dall’abuso di volumi di ascolto troppo alti», ha confermato al critico Andrea Laffranchi del “Corriere della sera”, in un’intervista che ben presto ha fatto il giro di forum e blog che si occupano di sordità. «Non esiste cura e lo porterò con me per sempre», ha aggiunto, rivelando: «Non posso più ascoltare musica in cuffia». Ognuno dei suoi colleghi lo considererebbe una condanna. «Sono andato in crisi: il mio corpo era la mia prigione», da cui l’album “Prisoner 709” e il brano “Larsen”, pubblicati nel settembre 2017. Orizzonte – quello del carcere – tanto limitato quanto profondo: non resta che augurare, all’artista e all’uomo, di operare infine quel cambiamento sociale che molto spesso le sue rime hanno evocato, contribuendo fattivamente alla sensibilizzazione dei ragazzi sull’importanza di preservare l’udito con comportamenti responsabili.

GUARDATE IL VIDEO DELLA SUA TOCCANTE INTERVISTA!

ASCOLTATE I BRANI DELL'ALBUM PRISONER 709!


Studi Audioprotesici per il Benessere Uditivo

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