La Stanza delle meraviglie, il film di Haynes 

Il film è basato sul romanzo illustrato La stanza delle meraviglie (Wonderstruck) dello scrittore Brian Selznick, che è anche autore della sceneggiatura. In due epoche diverse, due bambini sordi sognano una vita diversa. Nel 1927 Rose fugge per trovare il suo idolo, l'attrice Lillian Mayhew. Nel 1977 Ben si mette alla ricerca del padre, dopo la morte della madre. Nonostante i cinquant'anni che li separano, sono misteriosamente collegati tra loro. Uno è Ben, rimasto orfano di madre, che decide di lasciare il Minnesota per andare a trovare il papà che non ha mai conosciuto e si ritrova a New York nel 1977. Un incidente con un fulmine l’ha reso momentaneamente sordo. L’altra è Rose, è sordomuta, e vuole anche lei ritrovare sua madre, una nota attrice dei film muti, e nel 1927 lascia il New Jersey, anche perché il padre le vuole imporre una vita fatta di silenzi. A interpretare la giovane Rose, l’attrice esordiente Millicent Simmonds, già protagonista di A Quiet Place, l’horror silenzioso che grazie a lei è quasi internamente senza dialoghi, una giovanissima promessa del cinema statunitense che a soli quattro mesi di vita ha perso l’udito per un’overdose di farmaci. Quello di Todd Haynes è stato il suo primo ruolo. “Non avrei mai pensato di riuscire a fare una cosa simile. Pensavo che avrei condotto una normale vita da sorda, andando avanti per la mia strada, cercando di gestire i problemi tipici della crescita. Ma questa è stata un’esperienza fantastica. Ho aiutato a dare vita a Rose, a realizzare il progetto del film. La troupe è stata come una famiglia, ho vissuto un’esperienza incredibile”, ha racconta la giovane attrice americana. L’incontro con Millicent Simmonds è stato fondamentale, come racconta Brian Selznick: “Davanti alla telecamera è stata bravissima nel dirci, a gesti, chi è, come si chiama e cosa stava pensando, poi ha mostrato un cartello, per le persone che possono sentire. Poi ha messo giù il cartello, e ha continuato a raccontare la sua storia a gesti… era orgogliosa della sua sordità e della bellezza del linguaggio dei segni, era così felice di poterne parlare. È stato bellissimo”. La produzione de La Stanza delle Meraviglie sapeva che il ruolo di Rose sarebbe dovuto andare a un’attrice realmente sordomuta e cercarla è stata dura. I due personaggi del libro erano già sordomuti, chi dalla nascita e chi “temporaneamente” e nell’opera di Selznick la parte dove è previsto il linguaggio dei segni era stata tradotta con delle immagini, Haynes ha invece deciso di realizzarlo come se fosse un film muto. La regia dell’americano fa assomigliare La Stanza delle Meraviglie a un film muto diretto da Friedrich Wilhelm Murnau, meravigliosamente interpretato dalla giovanissima star Millicent Simmonds. In particolare nel film nessuno dei due protagonisti conosce il linguaggio dei segni, come spiega il regista ha voluto tradurre il libro di Selznick in un film muto sin dal primo momento: “La storia in bianco e nero doveva essere raccontata come un film muto, e il film muto gioca un ruolo nella storia stessa, perché la madre di Rose è una star del cinema dell’epoca. Nel frattempo Ben, che è sordo solo da poco, trascorre buona parte del film in un viaggio silenzioso in cui non conversa con nessuno, ma si limita a osservare. Quindi, le due storie interagiscono senza sonoro in modo assai diverso fra loro. Il film offre una prospettiva ricca di sfumature, che si alterna fra musica e suoni ambientali, fra realtà oggettiva e percezione soggettiva di Ben, che ha ancora reminiscenze dei suoni. Il film suggerisce che Ben sia quasi perseguitato da una sorta di fantasma del suono, dal ricordo dei suoni. Ho accettato di fare questo film perché non avevo mai fatto un film rivolto a un pubblico giovane e interpretato solo da giovani. Ho voluto trovare un modo per accendere la fantasia dei bambini senza le convenzioni del suono, così come si riempiono gli spazi delle illustrazioni”. E La Stanza delle Meraviglia è un film bello come un libro pop-up, uno di quelli grazie al quale molti bambini hanno scoperto la bellezza del mondo anche se a tratti l’assenza di sonoro non facilita la visione del lungometraggio. La sordità è una dei protagonisti del film, in una scena in cui la star dei film muti interpretata da Julianne Moore, Lilian Mayhew, recita in teatro l’attrice americana è attorniata sul palcoscenico da attori sordomuti: “Abbiamo scritturato sette attori sordi nel ruolo di personaggi udenti, nel film, compresa Millie. L’attrice sorda più nota era Lauren Ridloff, che intepreta Pearl, la Domestica. Inoltre, c’era Dr. Gill, l’insegnante sordo, uno dei poliziotti, Miss Conrad (che lavora al museo) e il regista e l’attore principale del teatro. Dato che tutti loro popolano la parte ‘muta’ del film, hanno potuto interpretare personaggi udenti. Molti di loro provengono dal teatro dei sordi e hanno arricchito il film con le proprie esperienze e il proprio punto di vista. È stato un modo particolare e originale in cui gli artisti sordi hanno collaborato alla lavorazione del film”. Mentre l’altro attore che interpreta Ben, Oakes Fegley, per calarsi al meglio nella parte ha indossato delle cuffie che eliminano i rumori, un metodo riduttivo ma ottimo per mettersi nei panni di un sordomuto: "È sicuramente un metodo abbastanza riduttivo, ma efficace, per far capire cosa prova una persona sorda quotidianamente; ci ha fatto comprendere che la percezione viene esaltata quando la gamma dei sensi diminuisce, e che l’esperienza si amplifica. Non dimenticherò mai i colori e le immagini di quel pomeriggio. Registravo il mondo, con i suoi colori, i suoi odori ma senza sentirne i suoni, e restavo colpito da come la luce si rifletteva sulla strada, sui palazzi. Quando ci siamo tolti le cuffie isolanti, tutto sembrava meno vivido”. Qualcosa che Todd Haynes è riuscito a trasmettere nel suo meraviglioso film. GUARDA IL TRAILER

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Le storie che vogliamo raccontarvi:Un egoista sotto il cielo di Ha Long”, l’ultimo singolo del Rapper sordo Brazzo

E’ uscito su tutte le piattaforme Spotify, Google Play e iTunes “Un egoista sotto il cielo di Ha Long”, l’ultimo singolo del Rapper sordo indipendente Brazzo che, in questo brano, ha messo da parte solo temporaneamente la denuncia e la contestazione sociale per dare spazio alla parte più intima, riflessiva e romantica della sua vena artistica. Brazzo propone una canzone rap d’autore, semplice e diretta, sincera e convincente, che non deluderà le aspettative del suo pubblico che lo segue fedele fin dall’uscita del suo dissacrante singolo d’esordio “Sono sordo mica scemo” che destò molto interesse a livello mediatico nazionale. E’ stato pubblicato anche il video, già disponibile su youtube, dove Brazzo, sordo fin dalla nascita, interpreta la sua canzone, in un’ambientazione notturna molto suggestiva, in lingua italiana e nella lingua dei segni, scelta che ancora una volta lo contraddistingue per il suo impegno, in prima linea, per il riconoscimento legale della LIS al fine di consentire anche alle persone sorde la giusta inclusione sociale. BIOGRAFIA DI BRAZZO Brazzo, all’anagrafe Brizio Francesco, nato a Taranto trent’anni fa da una famiglia sorda e affetto da sordità genetica. Vive a Milano dal 2008, cresciuto tra il mondo degli udenti e la comunità sorda. Nonostante il deficit uditivo ha sempre sognato di cantare. Il 17 dicembre 2016 ha presentato in anteprima il videoclip musicale a Varese, in un evento organizzato dal GS ENS Varese. La prima canzone è a tema sociale per la diffusione della Lingua dei Segni dopo il mancato riconoscimento dalla legge italiana. Tanti Paesi nel mondo l’hanno assimilata e fatta propria, invece in Italia resta ferma, in bilico tra Camera dei Deputati e il Senato con un disegno di legge nel quale si chiede il riconoscimento della Lingua dei Segni italiana al fine di assicurare la piena integrazione delle persone sorde alla vita collettiva. È per questo che ha voluto cantare e segnare insieme ai suoi brani, per dare un messaggio forte a tema sociale, al fine di agevolare il riconoscimento della Lingua dei Segni. È un diritto ed è l’unico modo/mezzo per comunicare. Vuole dare un senso della musica ai sordi e avere più visibilità nel mondo degli udenti per dimostrare che qualunque sordo che abbia capacità e talento in qualsiasi campo senza discriminazione può farcela e inseguire i propri sogni. Il brano è stato scritto interamente da lui stesso, ha imparato a cantare grazie ad un logopedista imparando a seguire il tempo, il ritmo e le vibrazioni musicali e ha successivamente interpretato la canzone anche in Lingua dei Segni. Il primo singolo “Sono sordo mica scemo” ha raggiunto più di 20.000 visualizzazioni su YouTube. Il 4 luglio 2017 è uscito il secondo singolo “Il ritmo dell’estate”. Il 31 gennaio 2018 è uscito “Volere è potere”. Il 20 giugno 2018 ha pubblicato “Tutto il mondo è paese” con la lingua sia italiana sia inglese. Il 26 settembre 2018 è uscito il quinto singolo “Un egoista sotto il cielo di Ha Long”. Sempre in forte crescita e per il futuro ha in progetto un album Guarda il video! 

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Se gli amplificatori hanno la funzione di aumentare il volume di tutti i suoni allo stesso modo, gli apparecchi acustici amplificano solo ciò che la persona ha bisogno di sentire meglio. Scopriamo tutte le differenze.

Le differenze tra apparecchi acustici e amplificatori di suono

Sempre più di frequente si sente parlare di amplificatori di suono. Ma quali sono le differenze rispetto agli apparecchi acustici veri e propri?

La differenza tra amplificatori di suono e apparecchi acustici risiede nella  natura dell’aiuto che questi dispositivi sono in grado di fornire all’udito di chi li utilizza e dalla presenza di una figura sanitaria che si occupa nello specifico di accompagnare la persona durante tutto il percorso di riabilitazione dell’udito.

Per poter risolvere le difficoltà quotidiane legate all’ipoacusia e identificare una soluzione in grado di fornire il giusto supporto, è necessario tenere in considerazione diversi aspetti:

  • Stile di vita, abitudini quotidiane, vita familiare, lavorativa e sociale, interessi della persona che soffre di ipoacusia.
  • L’udito è quasi come un’impronta digitale, è unico e personale così come sono uniche le nostre impronte digitali e il nostro DNA. Esiste una varietà di suoni pressoché infinita che ognuno sente e avverte in un proprio modo, differente da come gli altri possono avvertirli.  In questo senso, anche il risultato del test dell’udito sarà sempre differente per ogni singola persona. 

Da qui la prima differenza tra apparecchi acustici e amplificatori di suono: la tecnologia presente all’interno degli apparecchi acustici permette loro di essere personalizzati sulla base dei test dell’udito effettuati, dello stile di vita della persona alla quale sono applicati e delle sue specifiche esigenze, amplificando solo ciò che la persona ha bisogno di sentire meglio. Sono inoltre utilizzabili continuativamente lungo l’intero arco della giornata.

Viceversa, gli amplificatori di suono sono dispositivi di serie preimpostati e pronti all’uso, che amplificano tutti i suoni allo stesso modo e nella stessa misura; sono destinati a un utilizzo non continuativo (cioè non superiore a 60 minuti consecutivi).

La seconda differenza tra apparecchi acustici e amplificatori di suono riguarda l’obbligatorietà della prestazione sanitaria dell’audioprotesista, un esperto in possesso di laurea triennale in Tecniche Audioprotesiche o di un titolo di studio equivalente. Grazie alle competenze tecnologiche, audiologiche e relazionali acquisite durante la sua formazione, l’audioprotesista è in grado di fornire una consulenza volta a consigliare la tipologia di apparecchi acustici corretta e a personalizzare la soluzione acustica per assicurare il raggiungimento del risultato, accompagnando la persona lungo tutto il percorso audioprotesico. 

La normativa italiana prevede infatti che gli apparecchi acustici possano essere applicati unicamente dall’audioprotesista, che agisce dietro prescrizione del medico. 
Al contrario gli amplificatori di suono, essendo dispositivi di serie preimpostati e non regolabili, sono venduti senza alcuna personalizzazione e senza l’assistenza dell’audioprotesista. 

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Studi Audioprotesici per il Benessere Uditivo

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